Igiene orale

DETERSIONE MECCANICA DEI DENTI: LO SPAZZOLINO

Una corretta igiene orale è requisito fondamentale per mantenere la salute orale. Lo spazzolino da denti è lo strumento migliore per l’igiene del cavo orale, grazie all’azione meccanica che si ottiene con lo spazzolamento che rimuove i residui alimentari e di placca batterica sia dalla superficie dei denti che dalla zona gengivale. La rimozione meccanica della placca, infatti, è alla base delle procedure per il mantenimento in salute di denti e gengive.

Lo spazzolino quando viene usato correttamente, può svolgere diverse funzioni:

  • Pulizia
  • Asportazione dei residui alimentari
  • Rimozione della placca
  • Massaggio gengivale

CARATTERISTICHE DELLO SPAZZOLINO

Lo spazzolino ideale dovrebbe rispondere alle esigenze del paziente in termini di misura, forma e struttura.
Dovrebbe essere durevole, poter essere impugnato agevolmente senza scivolare dalla mano, deve poter essere pulito e asciugato velocemente e le sue setole devono avere preferibilmente le punte arrotondate per non creare lesioni alla mucosa della cavità orale. I parametri importanti, oggetto tra l’altro di numerosi studi volti a migliorarli, sono:

  • SETOLE: a punta arrotondata, elastiche, numerose, non troppo dure;
  • TESTINA: non deve avere delle dimensioni eccessive per non ingombrare in bocca;
  • COLLO: sottile e allungato;
  • MANICO: facile da impugnare e manovrare.

MANICO
Il materiale di cui è fatto dovrebbe essere leggero e igienico e quindi la plastica è quella che si presta meglio. Alcuni manici possono variare per torsione, angolo, curva per raggiungere le zone più difficili del cavo orale.

TESTINA
Di forma variabile (rettangolare, quadrata, ovale), può essere saldata al manico oppure unita allo stesso tramite una specie di snodo o collo che permette di ammortizzare la forza da applicare alla testina.

SETOLE
Sono la parte più importante dello spazzolino e devono essere di buona qualità e numerosità. Ormai sono tutte di materiale sintetico (nylon, teflon, tynex®), chimicamente inerti e di lunghezza omogenea. Le setole sono normalmente raggruppate in ciuffetti disposti in modo parallelo o alternato o concentrico o a “V” per aiutare nella rimozione della placca, questi ciuffetti di setole sono a loro volta disposti su più file, di solito 3-4. La rigidità delle setole e quindi la durezza dello spazzolino dipende dal diametro e dalla lunghezza dei filamenti.

CLASSIFICAZIONE SPAZZOLINO DIAMETRO DELLE SETOLE
Extra morbido 0.16-0.19 mm
Morbido 0.19-0.24 mm
Medio 0.24-0.29 mm
Duro 0.29-0.32 mm

 

DANNI DA SPAZZOLAMENTO SCORRETTO

Un uso scorretto dello spazzolino puo` causare danni a smalto e gengive. Recessioni gengivali da spazzolamento si hanno con lo spostamento del margine gengivale dovuto al trauma delle setole sulla gengiva, oppure si possono avere lesioni di tipo abrasivo, con perdita di sostanza dentale per usura meccanica. Nel primo caso la lesione viene causata principalmente da spazzolamento in senso orizzontale e/o per l’uso di uno spazzolino troppo duro. Anche l’abrasione puo` essere causata da spazzolatura orizzontale, spazzolino duro e/o dentifricio troppo abrasivo, oppure da setole dalla punta non sufficientemente arrotondata. Per evitare danni da spazzolamento scorretto, e` importante mantenere un’angolazione di circa 45º rispetto all’asse lungo del dente, esercitando una pressione moderata. Molte persone premono esageratamente sui denti, pensando erroneamente che questo serva a rimuovere più placca. Fondamentale è il movimento verticale monodirezionale “dal rosa verso il bianco”, con lo scopo di spremere la placca al di fuori del solco gengivale. Anche per la pulizia del lato linguale dei denti si procede allo stesso modo, utilizzando dove e` necessario il lato corto dello spazzolino invece che quello lungo. L’unico movimento orizzontale utile è quello per rimuovere la placca dalle superfici occlusali di molari e premolari.

DETERSIONE DELLE SUPERFICI INTERPROSSIMALI

Il punto anatomico più difficilmente accessibile alle setole dello spazzolino dentale è lo spazio interdentale. Per rimuovere la placca dalle aree non raggiungibili dallo spazzolamento sono disponibili diverse soluzioni, elencate di seguito.

FILO INTERDENTALE

I primi fili interdentali erano in seta e rivestiti di uno strato di cera alla paraffina. La seta è stata quindi sostituita col nylon, di maggior resistenza e minor costo. L’uso del filo interdentale concorre alla rimozione meccanica della placca batterica negli spazi interdentali, area da non sottovalutare dal momento che le parti rivolte verso i denti adiacenti costituiscono ben il 40% del totale delle superfici dentarie e sono difficilmente raggiungibili dalle setole dello spazzolino.

Un uso corretto e regolare del filo interdentale, in particolare alla sera dopo cena, contribuisce alla salute gengivale e riduce il sanguinamento interprossimale.
Importante è non traumatizzare la gengiva interprossimale con movimenti verticali. La tecnica corretta consiste nell’abbracciare il dente anteriore alla zona da detergere e con un movimento di va e vieni superare, con un movimento controllato, il punto di contatto per poi pulire la zona della papilla.
Un movimento verticale comporterebbe uno scatto improvviso nel momento di passaggio del filo attraverso il punto di contatto con conseguente trauma della papilla sottostante.
I fili interdentali si distinguono in:

  • fili non cerati senza additivi;
  • fili cerati con eventuale aggiunta di additivi ad uso cosmetico;
  • fili non cerati contenenti sostanze ad effetto terapeutico o di profilassi.

SCOVOLINO

Chiamato anche spazzolino interdentale, è stato ideato per facilitare l’accesso allo spazio tra gengiva e denti con ponti, denti trattati chirurgicamente e per agevolare la pulizia di apparecchi ortodontici o pazienti con scarsa manualità nell’uso del filo interdentale.
Sono composti da setole lunghe qualche millimetro, di forma cilindrica o conica e diametro variabile a seconda delle esigenze, e montati su un manico che ne agevola l’utilizzo. L’uso dello scovolino deve essere fatto con un movimento alternato avanti e indietro, senza forzature negli spazi interdentali, ed è quindi importante sceglierlo delle dimensioni adatte.

SPAZZOLINO INTERPROSSIMALE

Indicato in particolari situazioni anatomiche come affollamento o disallineamento dentale. Tale tipologia di spazzolino è costituita da un solo ciuffo di filamenti (monociuffo) o da un insieme di ciuffi raccolti su una testina molto piccola; la lunghezza dei ciuffi può essere omogenea o a scalare.
L’uso consigliato è dopo lo spazzolino classico, passandolo con movimenti circolari o piccoli sfregamenti orizzontali.

DENTIFRICI

Il dentifricio, insieme allo spazzolino, rappresenta il prodotto finalizzato alla pulizia, alla salute e alla manutenzione dell’estetica dei denti. La definizione di dentifricio riporta, infatti, “sostanze o combinazioni di sostanze di derivazione cosmetica appositamente approntate per la popolazione per pulire le superfici accessibili dei denti”.

Tradizionalmente il dentifricio si presenta come una crema (detta anche pasta dentifricia) ma viene commercializzato anche in forma di gel o con composizioni miste.

I principali componenti di una pasta base dentifricia sono:

  • umettanti quali glicerina, sorbitolo e polisaccaridi. Regolano la viscosità della formulazione e le conferiscono un aspetto gradevole;
  • leganti come silice, gomme, derivati della cellulosa e polimeri. Stabilizzano la preparazione durante il tempo di conservazione, influenzando l’azione delle sostanze attive, la durata di conservazione e le proprietà organolettiche;
  • abrasivi di diverso tipo: silice, allumina, carbonati e fosfati, resine acriliche, solfato di calcio, idrossido di magnesio. Hanno la funzione fondamentale di rimuovere detriti e placca ed eliminare eventuali pigmentazioni lievi e transitorie dai denti senza arrecare danni a denti e gengive. Esistono degli appositi indici di abrasività per un utilizzo mirato di un prodotto: ad esempio un soggetto con cemento o dentina esposte dovrebbe orientarsi su dentifrici a bassa abrasività;
  • surfattanti che possono essere di tre tipi: anionici (azione schiumogena, emulsionante, antibatterica), cationici (azione antibatterica), non ionici (dispersione degli aromatizzanti);
  • aromatizzanti come gli olii essenziali (menta, cinnamomo…), edulcoranti (sorbitolo,mannitolo, xilitolo il quale possiede anche proprietà acariogene) e coloranti: rendono gradevole il gusto e il colore del dentifricio e rinfrescano la bocca;

A tali sostanze possono poi essere aggiunti uno o più componenti dotati di specifiche attività:

Il fluoro è uno dei più comuni principi attivi dei dentifrici, con riconosciuti effetti benefici nel ridurre il rischio di carie. La sua applicazione locale, sui denti gia` spuntati, è raccomandata già nei bambini. Il fluoro interagisce col processo carioso a 3 livelli: diminuisce l’adesione dei batteri al dente, ha attivita` batteriostatica e dopo l’attacco acido concorre a remineralizzare lo smalto.

Agenti ossigenanti come perossidi e perborati: possiedono una certa attività antibatterica, ma vanno assunti nelle giuste quantità e solo per un periodo di tempo limitato.

Sali metallici (cloruri o citrati di zinco, rame e stagno) con attività antibatterica, effetto chelante sul tartaro e proprietà astringenti. Hanno sapore metallico e non possono essere utilizzati in combinazione con la clorexidina.

Le sostanze desensibilizzanti agiscono sui tubuli di dentina scoperta tramite deposizione di sostanze mineralizzate. I piu` utilizzati sono: cloruro di stronzio, citrato di sodio, nitrato di potassio, fluoruro stannoso concentrato. I prodotti antitartaro hanno azione fisica (abrasiva) e chimica (chelante), allo scopo di impedire la precipitazione dei sali di calcio sulla placca. A questo scopo vengono utilizzati principalmente abrasivi e pirofosfati.

I prodotti sbiancanti si basano su diversi ingredienti: perossido di carbamide/perossido di idrogeno, licheni combinati a sali fluoridrici, Aloe vera, argilla bianca, sali minerali attivi e bicarbonato o altre sostanze abrasive (silice, resine..). I più recenti si basano sull’azione combinata di tetrapotassio e sodio sorbitolo.

COLLUTORI

Un collutorio è una soluzione utilizzata per eseguire sciacqui del cavo orale e per migliorare, insieme ad altri trattamenti,  l’igiene della bocca aiutando a prevenire la placca batterica. E’ importante che il risciacquo duri almeno 30 secondi e che il liquido venga a contatto con tutte le parti della cavità orale.

UTILIZZI

  • Trattamento periodico per contrastare la formazione della placca, in quei soggetti in cui le normali procedure di igiene orali non possono venire correttamente eseguite
  • L’utilizzo di collutori al fluoro puo` essere di beneficio per prevenire la carie grazie all’utilità topica del fluoro, oppure possono essere impiegate soluzioni saline per favorire la guarigione del tessuto gengivale.
  • Per ridurre il numero di microrganismi e contemporaneamente conferire una sensazione di freschezza a tutta la bocca con conseguente miglioramento del fenomeno dell’alitosi se causato dal cavo orale.

COMPOSIZIONE

Generalmente gli ingredienti di un collutorio sono acqua, alcool, aromi a base di oli essenziali, coloranti, dolcificanti e, in alcuni casi, anche sostanze attive. L’acqua è la componente contenuta in quantità maggiore (65-80%), l’alcool, quando presente, è ad una concentrazione del 15-30%, allo scopo di migliorare la solubilità degli oli essenziali e con una lieve azione astringente. E’ preferibile che il collutorio sia senza alcool, per ridurre il rischio di bruciore/irritazione ed evitare intossicazioni.
Gli ingredienti attivi presenti possono essere classificati in diverse categorie a seconda delle loro proprietà.

  • Antibatterici: per ridurre la carica batterica e inibire l’attivita` dei microrganismi nel cavo orale. I piu` impiegati sono la clorexidina, gli alogeni (iodio, fluoro), i composti fenolici (fenolo, timolo, triclosan) e quelli a base di ammonio quaternario. La loro efficacia può essere influenzata dalla diluizione causata dalla saliva, dalla presenza di sostanze organiche nella bocca e dal tempo di permanenza dell’agente nel cavo orale. Tra i composti proposti, la clorexidina e` senz’altro il più documentato agente antibatterico, con effetto anti-placca e contro l’infiammazione gengivale. La clorexidina infatti e` un potente antibatterico con proprietà preventive e disgreganti della placca batterica. La sua spiccata capacità di fissarsi a lungo sulle gengive e sullo smalto dei denti assicurano il controllo dell’accumulo di placca nel tempo. L’uso più frequente della clorexidina e` in collutori con concentrazioni variabili percentualmente, dallo 0,2% allo 0,05%. In linea generale, si consiglia di usare il collutorio con concentrazione allo 0,20% per massimo una settimana, mentre per il collutorio allo 0,12% il periodo di trattamento potrà protrarsi anche alla durata di 3 settimane. Generalmente si consiglia di effettuare uno sciacquo orale per circa 1 minuto con un cucchiaio di collutorio non diluito; astenersi dallo sciacquare, mangiare, bere, fumare o spazzolare i denti per almeno mezz’ora dopo l’applicazione e ripetere gli sciacqui uno/due volte al giorno, mattina e/o sera, dopo le normali manovre di igiene orale. Il prodotto non deve essere ingerito. La clorexidina può determinare, con una certa frequenza, pigmentazioni che si depositano sulla superficie del dente, facilmente rimovibili con sospensione del prodotto e la corretta igiene orale meccanica con spazzolino e dentifricio, oppure tramite igiene professionale presso lo studio dentistico.
  • Ossigenanti: svolgono un’azione meccanica di pulizia grazie all’effervescenza ed anche un’azione antimicrobica finchè l’ossigeno viene liberato. Tali agenti devono essere tuttavia utilizzati con cautela e in modo non continuativo poichè possono provocare ipersensibilità.
  • Astringenti: a base di cloruro di zinco, allume, acido acetico e acido citrico, allo scopo di tonificare i tessuti. Se usati ripetutamente possono provocare demineralizzazione dello smalto e irritazione dei tessuti molli.
  • Calmanti-lenitivi: alleviano temporaneamente il dolore alle mucose, di lesioni o ferite di parti molli. Ingredienti attivi sono i derivati fenolici, gli olii essenziali e i FANS.
  • Sostanze tampone: a base di bicarbonato di sodio, borato e perborato di sodio; servono per ridurre l’acidità provocata dalla fermentazione dei residui di cibo e riportare il pH della cavità orale alla normalità.
  • Deodoranti: solitamente a base di clorofilla, per neutralizzare gli odori dati dalla decomposizione dei residui di cibo e combattere l’alitosi.

E’ bene ricordare che l’uso del collutorio non è indicato in bambini di età inferiore ai 6 anni, e che comunque deve sempre essere impiegato sotto la supervisione di un adulto.

A cura del Dott. Andrea Senna, Segretario Culturale A.N.D.I. – Associazione Nazionale Dentisti Italiani Milano, Lodi, Monza, Brianza. Con la collaborazione della Dottoressa Elena Varoni, DDS e PhD.


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