I disturbi del cavo orale

LA PLACCA BATTERICA

La placca è una pellicola che si forma continuamente sui nostri denti ed è la causa principale di carie e malattie gengivali.
Il termine placca indica il sottile film adesivo che si forma sui denti costituito da batteri, proteine salivari, cellule della mucosa gengivale, leucociti, residui alimentari, sali inorganici e molecole polisaccaridiche.
Tutti noi sviluppiamo la placca perché i batteri sono in costante formazione nella nostra bocca. Tali batteri crescono nutrendosi di sostanze che si trovano nel cibo e nella saliva. I batteri responsabili della placca sono solo una piccola percentuale fra quelli presenti nel cavo orale e variano da individuo a individuo a seconda di diversi fattori tra cui età, pH orale, dieta e pratiche igieniche. La placca si crea perciò a causa dell’adesione di alcune specie batteriche al sottile film di molecole proteiche derivanti dalla saliva che ricopre la superficie dentale.
La formazione della placca comincia dalle zone più protette del cavo orale e non facilmente raggiungibili con lo spazzolino, come il bordo gengivale, le superfici interprossimali e le fissurazioni dei denti; da queste aree, se non rimossa, si estende a tutto il dente.
Il controllo della placca si attua tramite misure che contrastino l’adesione e la proliferazione batterica come:
1) meccanismi fisici di rimozione quali spazzolino e filo interdentale;
2) meccanismi chimici quali gli agenti antibatterici ad ampio spettro (es. clorexidina).

TARTARO

Il tartaro è costituito da placca calcificata e si forma per precipitazione di ioni inorganici (principalmente calcio e fosforo) quando il pH dell’ambiente orale è circa 7. A differenza della placca, che è una pellicola incolore di batteri, il tartaro è una formazione minerale abbastanza visibile sopra il margine gengivale. Oltre ad essere un problema estetico, il tartaro minaccia seriamente la salute di denti e gengive.
I tempi di formazione del tartaro sono molto soggettivi: in alcuni individui sono sufficienti pochi giorni, mentre in altri il processo di formazione è molto più lento; molto dipende dal pH e dalla composizione della saliva (generalmente correlati al regime alimentare), nonché dalla predisposizione genetica. Questo insieme di fattori può condizionare sia la quantità che la velocità di formazione del tartaro.
Anche il tipo di microrganismi presenti nella placca può influenzare la composizione, la velocità e la quantità di tartaro.
Il tartaro può interessare i denti soltanto a livello superficiale oppure, nei casi più gravi, può penetrare internamente alle gengive, più precisamente nel solco gengivale.
Pian piano il tartaro si accumula e provoca un’irritazione gengivale che porta alla formazione delle cosiddettetasche parodontali nelle quali penetrano e si annidano molti microrganismi patogeni, ovvero gli agenti biologici responsabili dell’insorgenza di una patologia, che nel tempo creano seri problemi alle strutture ossee che sostengono i denti. Inizialmente il processo patologico è caratterizzato da una certa mobilità dentale, dal dolore e dal sanguinamento gengivale; in seguito si può arrivare fino alla caduta del dente.

DISTURBI DEI TESSUTI CHE SI TROVANO ATTORNO AI DENTI

Le malattie parodontali colpiscono in Italia circa il 60% della popolazione. Particolarmente colpita è la fascia di età compresa tra i 35 ed i 44 anni. Le malattie parodontali comprendono le gengiviti e le parodontiti, patologie che possono essere causate da vari fattori. La placca batterica è sempre la condizione necessaria per l’insorgenza di queste patologie ma anche alcuni fattori locali e sistemici (es. diabete) ne possono influenzare il decorso.

GENGIVITE

É una infiammazione che interessa la gengiva vicina al dente (gengiva marginale) caratterizzata da arrossamento, gonfiore, sanguinamento. Si tratta di situazioni completamente reversibili se adeguatamente trattate ed è molto importante controllare questo aspetto per prevenire lo sviluppo delle parodontiti. Una accurata prevenzione delle gengiviti avviene tramite attente misure di igiene orale (spazzolino, dentifricio, filo interdentale, collutorio). E’ consigliabile anche effettuare una periodica asportazione del tartaro. Non tutte le gengiviti evolvono in parodontiti, ma tutte le parodontiti iniziano con una gengivite.

PARODONTITI

Le parodontiti sono un gruppo di patologie di entità variabile, dal grado lieve a quello severo che può portare fino alla perdita del dente. Tutti i gradi hanno in comune la distruzione del sistema di sostegno del dente. Il segno caratteristico delle parodontiti è la formazione della tasca parodontale associata a mobilità dentaria. La distruzione dei tessuti di sostegno dei denti è nella maggior parte dei casi irreversibile. L’obiettivo principale del dentista di fronte ad un paziente con malattia parodontale è quello di arrestare la progressione della malattia ed evitare o ridurre l’insorgenza di eventuali recidive. Il controllo degli agenti causali viene perseguito e raggiunto attraverso il controllo della placca batterica sopragengivale in primis attraverso attente manovre di igiene orale meccanica, talvolta coadiuvata da utilizzo temporaneo di collutori, gel a base di clorexidina. Quando necessario, il dentista procederà alla rimozione del tartaro tramite ablazione. La rimozione della placca batterica sottogengivale avviene di solito attraverso procedure, da parte dell’odontoiatra, di levigatura radicolare.

IPERSENSIBILITA’ DENTINALE

Per ipersensibilità dentinale si intende la sensazione fastidiosa o dolorosa che si percepisce quando la dentina o il cemento radicolare si scoprono permettendo agli stimoli esterni di raggiungere le terminazioni nervose poste nella polpa dentale. Le cause della comparsa della sensibilità dentinale possono essere molteplici:

  • recessione gengivale (cemento radicolare esposto)
  • traumi post operatori
  • insistente spazzolamento con dentifrici abrasivi o con spazzolini duri (dentina esposta)

ALITOSI

L’alito è costituito dall’aria espirata, da vapore acqueo, alcuni gas e scorie microscopiche e, se si è sani e non si trascura l’igiene orale, risulta essere inodore; in particolari condizioni si modifica, assumendo odori caratteristici e in questi casi si parla di alitosi. Nella maggior parte dei casi questa può essere transitoria, presente solo in alcuni momenti della giornata. Si tratta di un fenomeno fisiologico che risponde bene all’igiene orale, attraverso la quale si riesce a spazzare via dal cavo orale i batteri anaerobi ritenuti i principali responsabili. Tali batteri sono appunto in grado di metabolizzare i residui alimentari e cellulari e produrre sostanze volatili contenenti zolfo, che sono le principali responsabili dell’odore cattivo dell’alito. L’alitosi patologica invece (10% dei casi) non scompare neanche dopo un’accurata igiene orale in quanto è causata da varie patologie del cavo orale come carie, protesi, ricostruzioni dentali mal eseguite o danneggiate, gengiviti e parodontiti; oppure da ingestione di alimenti e bevande alitogene (aglio, cipolla, ecc..); tabagismo (sigarette, pipa, sigari); malattie sistemiche (diabete mellito, epatopatie gravi, insufficienza renale cronica); digiuno o fattori che comportano una minore produzione di saliva (ad es. alcuni farmaci), meccanismo primario per la detersione orale. I rimedi per combattere l’alitosi vanno dall’igiene del cavo orale con utilizzo del filo interdentale almeno una volta al giorno; spazzolamento dei denti dopo ogni pasto (con spazzolino a setole artificiali e dentifrici contenenti fluoro); spazzolamento in profondità del dorso della lingua (anche con lo stesso spazzolino che si usa per lavarsi i denti, ma ancora meglio con uno specifico puliscilingua); uso periodico di collutorio a base di sostanze ad azione antisettica; riduzione dell’abitudine al fumo e all’assunzione di bevande alcoliche, bevendo molta acqua durante la giornata e favorendo in tal modo la produzione di saliva, elemento primario per la detersione del cavo orale.

 

A cura del Dott. Andrea Senna, Segretario Culturale A.N.D.I. – Associazione Nazionale Dentisti Italiani Milano, Lodi, Monza, Brianza. Con la collaborazione della Dottoressa Elena Varoni, DDS e PhD.